I numeri

I dati ISTAT e l’ indagine Censis sul pendolarismo indicano quanto ampio e costoso per la nostra società sia il fenomeno del pendolarismo in Italia.

Un dato su tutti: i lavoratori e le lavoratrici pendolari d’Italia impiegavano in media nel 2007 ben 72 minuti per gli spostamenti giornalieri di andata e ritorno, ovvero 33 giornate lavorative annue (un mese e mezzo). I dati sono di 10 anni fa e nel frattempo la situazione è probabilmente peggiorata.

Nel mondo i pendolari per i quali il viaggio casa-lavoro risulta essere eccessivamente costoso in termini di tempo & denaro sono centinaia e centinaia di milioni. Pensate poi che negli USA il 96% dei pendolari usa l’auto e il 3% di essi ci sta chiuso dentro più di 3 ore al giorno.

Tagliare il fenomeno del lavoro pendolare nel mondo porterebbe quindi a benefici con i seguenti ordini di grandezza: decine di migliaia di vite salvate dagli incidenti stradali che solo in Europa causano 120.000 morti circa l’anno, milioni di tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera, miliardi di €/$ risparmiati dai pendolari, miliardi di €/$ risparmiati dalla comunità per le infrastrutture già pianificate ma che risulterebbero inutili se il traffico calasse, miliardi di €/$ guadagnati dalle imprese grazie alla maggior produttività dei dipendenti.

Ovviamente è impossibile fare stime precise ma questi sono gli ordini di grandezza.

C’è da considerare poi che il fenomeno del pendolarismo si autoalimenta in un circolo vizioso: il pendolare “ruba” il lavoro “sotto casa” a qualcuno che magari sarà costretto a diventare pendolare a sua volta costringendo qualcun’altro allo stesso destino. Ecco perché siamo arrivati ai numeri pubblicati da ISTAT e Censis ed ecco perché il fenomeno del pendolarismo ha bisogno oggi di una vera e propria regia che ne individui ed elimini gli sprechi, prima che questi aumentino ancora.

Fino ad oggi nessuno ha organizzato o anche solo proposto un lavoro di regia sul fenomeno del pendolarismo. Sino ad oggi si è pensato solo a costruire mezzi (privati o pubblici) e viabilità sempre più “veloci” i quali hanno paradossalmente aggravato il problema perché hanno permesso a tutti, anche alle figure meno specializzate, di raggiungere posti di lavoro sempre più distanti da casa innescando la “reazione a catena” del pendolarismo. L’approccio infrastrutturale al problema negli anni ha prevalso su quello gestionale. Ma è l’organizzazione la chiave per l’efficienza ed è ora di rendersene conto dato che le “nuove infrastrutture”, quelle telematiche, ci permettono oggi di superare tutti gli ostacoli comunicativi del passato rendendo attuabile il progetto. Si tratta solo di mettere in comunicazione le persone giuste, è ora di farlo.

Se rinunciamo a questa idea teniamoci pronti a un’Italia futura ma non troppo lontana in cui grazie a dei mezzi super efficienti i pendolari di Torino finiranno quotidianamente a Napoli, quelli di Napoli finiranno a Venezia e quelli di Venezia finiranno a Torino per fare dei lavori che potrebbero ovviamente benissimo fare a casa propria. E’ questo il futuro che vogliamo? Non sarebbe forse questo uno spiegamento di mezzi che ci farebbe sembrare ricchi ma che di fatto ci renderebbe solo più poveri?

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